Cosa troverai in questo articolo
- L'offerta di Federfarma: 220 euro mensili e miglioramenti normativi
- Posizione sindacale: "Gli aumenti proposti non bastano"
- La replica di Federfarma: "Impossibile applicare 360 euro a tutte le realtà"
- Negoziato in stand-by, a rischio i benefici fiscali per i lavoratori
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PrenotaIl tavolo negoziale per il rinnovo del contratto collettivo dei farmacisti dipendenti nel settore privato si è riunito il 4 febbraio senza raggiungere un'intesa. Le distanze tra Federfarma e le sigle sindacali restano significative, nonostante i passi avanti compiuti dalla parte datoriale sul piano delle proposte economiche e normative.
L'offerta di Federfarma: 220 euro mensili e miglioramenti normativi
Durante l'incontro Federfarma ha messo sul tavolo un pacchetto che combina aumenti retributivi e innovazioni contrattuali. L'elemento centrale della proposta è rappresentato da un incremento mensile complessivo di 220 euro lordi destinato ai farmacisti collaboratori.
L'aumento è strutturato su tre componenti: una quota base uguale per tutti i livelli di inquadramento, una parte aggiuntiva specifica per valorizzare la qualifica professionale del farmacista, e un elemento di garanzia da 20 euro pensato come misura transitoria fino all'avvio della contrattazione di secondo livello su base regionale.
Quest'ultima componente – quella legata alla qualifica – è stata concepita per dare riconoscimento al percorso formativo, alle competenze specialistiche e al carico di responsabilità che negli ultimi anni è cresciuto per i farmacisti, anche a seguito delle riforme normative e dell'espansione delle attività erogate nelle farmacie.
Sul versante normativo, il sindacato dei titolari di farmacia ha incluso diverse misure: copertura integrale al 100% della retribuzione durante il periodo di congedo di maternità obbligatorio; riconoscimento di 8 ore pagate all'anno per la formazione ECM da svolgere durante l'orario lavorativo, su argomenti definiti d'intesa con il datore di lavoro; revisione dei criteri di accesso al livello Q2; accelerazione delle progressioni di carriera, con il passaggio dal primo livello al Q3 dopo dodici mesi di servizio anziché ventiquattro.
Posizione sindacale: "Gli aumenti proposti non bastano"
Le organizzazioni sindacali hanno respinto l'offerta, giudicandola inadeguata soprattutto sul fronte economico. La richiesta delle sigle dei lavoratori rimane ferma a 360 euro lordi al mese, cifra ritenuta indispensabile per compensare la perdita di potere d'acquisto dovuta all'inflazione e per dare un riconoscimento proporzionato al ruolo sempre più centrale del farmacista dipendente nel sistema sanitario territoriale.
I sindacati sottolineano come l'evoluzione verso la "farmacia dei servizi" abbia ampliato in modo sostanziale le mansioni e le responsabilità dei collaboratori, senza che questo si sia tradotto finora in un adeguamento congruo della retribuzione.
La replica di Federfarma: "Impossibile applicare 360 euro a tutte le realtà"
Federfarma ha ribadito una posizione già espressa nei mesi precedenti, in particolare a giugno, evidenziando come la richiesta sindacale non tenga in considerazione l'estrema eterogeneità del panorama delle farmacie italiane.
Per Federfarma, l'incremento di 360 euro mensili risulterebbe insostenibile per circa 6.000 farmacie private – corrispondenti a un terzo del totale nazionale – con il rischio concreto di compromettere la loro tenuta economica e, nei casi più critici, la loro stessa continuità operativa.
Federfarma, che rappresenta oltre 18.500 farmacie private distribuite su tutto il territorio italiano, pone l'accento sul fatto che molte di queste strutture operano con fatturati e margini ridotti, in particolare quelle situate in aree geografiche svantaggiate o in piccoli comuni, dove spesso costituiscono l'unico punto di riferimento sanitario per la popolazione locale.
Per questo motivo, l'associazione insiste sulla necessità di definire un aumento economico applicabile in modo uniforme, affiancato dall'immediata attivazione di tavoli negoziali regionali di secondo livello, in grado di modulare ulteriormente il trattamento economico sulla base di variabili come la produttività, il volume d'affari e la redditività specifica delle diverse aree geografiche.
Negoziato in stand-by, a rischio i benefici fiscali per i lavoratori
L'assenza di un accordo ha comportato il rinvio della trattativa a data da destinarsi. Il prolungarsi dello stallo potrebbe ritardare l'applicazione delle nuove condizioni contrattuali ai dipendenti e l'accesso alle agevolazioni fiscali introdotte dalla Legge di Bilancio 2026.
Le posizioni delle parti restano, al momento, distanti. Il percorso verso il rinnovo del CCNL prosegue, ma con margini di convergenza ancora tutti da costruire.